La discrezione della fine

Come una voce che urla nella testa. La malattia parla mentre tu non la vuoi ascoltare. Non sei tu il pazzo, è lei che parla anche se non vuoi ascoltarla. Questa è la realtà. In un' assolata e ventosa giornata di fine estate i pensieri si susseguono rumorosi come mosche intrappolate in un barattolo troppo piccolo;l' assoluta finitezza del contenitore costringono i pensieri ad ammutolirsi a vicenda, a morire alla svelta per fare spazio a qualcun altro che vuole urlare. Morire, morire! Questa è la certezza più grande di tutte, l' unica veramente ineluttabile, ma per sua stessa natura regala a tutti noi la forza infinita che ci spinge a restare vivi in un mondo sempre più ostile. Come nella testa di uno schizofrenico dove realtà e fantasia senza legami creano una melassa capace di catturare ogni cosa;La morte ci dona la pulsione di vita, e tutti noi ad ogni costo dobbiamo andare avanti. La ricerca di questa vita, la liberazione dell' energia ha un costo che noi non comprendiamo fino in fondo, noi creiamo, facciamo, pensiamo. Noi esseri umani sani sappiamo che prima o poi tutto deve finire, ed è proprio nella nostra logica che si nasconde il mostro. La pazzia nasconde la realtà. La normalità non ne capisce la forza. Sento che tutto si stia avviando verso la morte, accompagnato dalle grida di terrore del corpo martoriato. Nessuno vuole dare ascolto a queste voci. Nessuno si salverà. Alcuni non se ne accorgeranno. Forse chi non se ne accorge non potrà accelerare l' agonia.

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